Musica

La musica entra a far parte della nostra vita fin dai primissimi mesi: sembra infatti che già nel grembo materno siamo in grado di sentire i suoni e dall’età di 7 mesi di percepirne il ritmo, tanto da muoverci a tempo. Inoltre, svariati studi empirici avrebbero riscontrato ed analizzato l'esistenza di numerosi ed importanti benefici della musica sull’essere umano.

Per quale ragione ascoltiamo la musica? Da cosa dipende la preferenza per un determinato genere musicale?

La musica svolge svariate funzioni, la più importante delle quali sembra essere la regolazione dello stato emotivo: attraverso la musica infatti riflettiamo o cambiamo il nostro umore. Inoltre, solitamente si utilizza la musica per rilassarsi e per riflettere, per gestire il livello di arousal o per soddisfare la necessità di stimolazione; lo stimolo musicale può anche far emergere determinati ricordi e permette di percepire pensieri e sentimenti più profondamente.

Essa può diventare anche un mezzo per esprimere la propria identità, dando l’opportunità di incontrare persone simili. Ha la capacità di mettere di buon umore ed costituisce spesso una fonte di informazioni su se stessi e gli altri: sembra infatti essere uno degli argomenti più trattati in particolare nelle fasi iniziali di conoscenza di una persona nuova e quello che rivela di più rispetto ad esempio alle preferenze riguardanti libri, vestiti, cibo, film o programmi televisivi.

Le reazioni alla musica sembrano dipendere comunque da svariati fattori, tra i quali l’età ed il genere dell’ascoltatore, alcuni fattori di personalità, l’istruzione musicale ricevuta ed altri elementi contestuali. Per quanto riguarda la personalità, questa sembra influire sia sulla qualità che sull’intensità e la frequenza delle emozioni provate: per esempio, è stato evidenziato che alte estroversione ed apertura alle esperienze sarebbero associate a maggiori emozioni positive, mentre l’alta coscienziosità sarebbe associata a minor senso di tristezza.
Rispetto al contesto, il fatto che una persona possa scegliere la musica piuttosto che ascoltare qualcosa di casuale o scelto da altri sembrerebbe portare ad esperire emozioni maggiormente positive - probabilmente per la (maggiore) familiarità della canzone scelta.

Infine, le emozioni suscitate potrebbero dipendere dal contesto sociale: sembrano essere più comuni reazioni di nostalgia e tristezza in situazioni di ascolto in solitudine, mentre felicità, piacere, rabbia ed irritazione in situazioni sociali. Ascoltare musica insieme ad una persona intima, in particolare, potrebbe evocare emozioni più intense e positive – evidenza che però potrebbe essere causata dalla mera presenza di altri.

In ogni caso, le emozioni suscitate dall’ascolto non deriverebbero soltanto da elementi dell’ascoltatore, ma in larga misura anche dalle caratteristiche del brano stesso: la tonalità maggiore, ad esempio, viene solitamente impiegata per esprimere emozioni positive, giocose od energiche, mentre il tono minore viene usato per suscitare emozioni tristi o negative.

Ognuno sembra comunque apprezzare maggiormente un determinato tipo o genere di musica piuttosto che un altro. Questa preferenza dipende dalle caratteristiche stesse della musica (tempo, ritmo, tono), dall’ascolto ripetuto (all’aumentare dell’esposizione aumenta il gradimento della stessa, mentre un eccessivo ascolto può portare alla noia), dall’esperienza emotiva dell’ascoltatore, da influenze culturali e sociali (durante l’infanzia particolare importanza sembrerebbe rivestire l’influenza dei genitori, mentre durante l’adolescenza quella dei pari) e dalla personalità dell’ascoltatore. Un aspetto cruciale sembrerebbe essere l’espressione della propria identità e la possibilità di incontrare persone simili attraverso la musica: ad esempio, persone intellettuali potrebbero ascoltare musica sofisticata (classica, jazz e blues) per proiettare un’immagine di sofisticatezza, oltre che perché ne ricercano ed apprezzano le caratteristiche.
Le varie ricerche mostrano che la personalità predice le preferenze musicali molto più di quanto lo facciano altri variabili, soprattutto per quanto riguarda la componente riguardante la profondità emotiva, ossia i significati espressi nella musica.
Nel dettaglio, sembra che persone con alta apertura alle esperienze e/o con alta disponibilità al cambiamento preferiscano brani e generi con un numero maggiore di temi melodici, mentre persone timide e/o sospettose preferirebbero musiche lente e con poche melodie. Oltre a questo, un ruolo importante sembra averlo il bisogno di stimolazione, che sarebbe associato a maggiore o minore complessità/ritmo delle canzoni preferite e ricercate. Comunque, vari generi musicali potrebbero essere associati ad assolvere diverse funzioni non escludenti.

 

L’attività musicale, infatti, promuove la plasticità neuronale, aumenta la connettività delle aree cerebrali e fornisce una sensazione di piacere, stimolandone i circuiti associati. Inoltre, la musica sembra essere in grado di ridurre il dolore anche in pazienti cronici, può portare ad una condizione di rilassamento mediante la sincronizzazione delle onde cerebrali con il ritmo musicale e migliorare talvolta l’acquisizione del linguaggio in quanto favorisce la capacità di elaborare i suoni. A livello sociale, facilita la comunicazione e l’espressione emotiva, veicolando sensazioni affettive anche solo attraverso la melodia o il ritmo, oltre a creare un senso di appartenenza e rafforzare la coesione tra persone. Negli individui più anziani, è stato evidenziato un effetto protettivo contro il declino cognitivo ed un miglioramento del benessere soggettivo – nonostante i limiti della pratica musicale derivanti dalle condizioni fisiche dovute dall’età.  

Suonare uno strumento può oltretutto portare ad alcune modificazioni nel funzionamento cerebrale, come per esempio l’elaborazione stessa delle informazioni sonore: in musicisti esperti, infatti, sembra che l’emisfero sinistro sia maggiormente coinvolto rispetto al destro (nei non musicisti si verificherebbe invece l’opposto), deputato in particolare alla percezione ed elaborazione del ritmo, alla lettura di note e melodie ed alla comprensione del testo delle canzoni. L’emisfero destro dei musicisti esperti sembrerebbe invece intervenire maggiormente nelle attività di produzione del ritmo, percezione di note e melodie e nel canto.
Altri cambiamenti riguardano la rappresentazione corticale delle dita, che sembrerebbe essere più ampia nei musicisti rispetto a non musicisti, in particolare nel caso del mignolo, scarsamente utilizzato da persone comuni ma molto sollecitato nei musicisti e quindi occupante rispettivamente una porzione minore nel caso delle prime e maggiore nel secondo caso.  
Lo studio precoce e persistente di uno strumento musicale può portare anche a cambiamenti macrostrutturali nel volume di alcune aree del cervello, come per esempio il corpo calloso (in particolare nella parte anteriore, collegata con le aree motorie) per via di una maggiore esigenza di scambi interemisferici velocissimi, il cervelletto per la necessità di coordinazione (effetto riscontrato solo nei musicisti di sesso maschile, in quanto le donne sembrano avere di base una migliore coordinazione motoria) ed in alcune regioni fronto-parietali implicate nella pianificazione dei movimenti sequenziali delle dita e nella lettura a prima vista.

Per quale motivo si sceglie uno strumento piuttosto che un altro?

Oltre a cimentarsi nell’ascolto musicale, alcune persone scelgono di imparare a suonare uno strumento. Le ragioni più comuni di tale scelta includono il godersi la musica appieno, l’essere creativi o comunque usare l’immaginazione, regolare il proprio umore, alleviare la tensione o lo stress, esprimere i propri sentimenti o emozioni, gestire e superare momenti difficili, evitare la noia e/o ridurre la solitudine. In vari casi, anche l’essere alla moda può essere ritenuto un buon motivo per iniziare a suonare, come anche il compiacere genitori, insegnanti oppure amici. 

La scelta dello strumento dipende principalmente dal suono che questo produce, oltre che dall’influenza di amici, insegnanti e genitori, dall’estetica e dalla dimensione dello strumento, dal suo costo, dal fatto che sia uno strumento da suonare in gruppo o come solista, nonché dal senso di efficacia e dalla percezione della propria bravura, oltre che da qualche stereotipo legato al genere.

La preferenza per strumenti ritmici, in particolare, sembrerebbe essere correlata con tratti di personalità quali bassa piacevolezza e bassa apertura alle esperienze.

Sembrano inoltre esserci degli strumenti considerati tipicamente femminili (arpa, flauto, voce, oboe, clarinetto) ed altri maschili (chitarra elettrica, basso, tuba, batteria, trombone), stereotipi che talvolta potrebbero portare le persone a scegliere uno strumento piuttosto di un altro.

Vari studi riportano inoltre come le donne scelgano una più ampia gamma di strumenti e vi si impegnino maggiormente, mentre gli uomini sarebbero più portati all’improvvisazione ed alla ricerca di strumenti che prevedono alto contatto, minore difficoltà tecnica ed impegno richiesto.

Rispetto alla bravura e alla percezione di efficacia, è stata evidenziata l’esistenza di due geni (GATA2 e PCDH7) legati alla predisposizione alla musica ed in particolare alla base delle capacità di discriminare toni/altezze, durate e configurazioni sonore; la predisposizione genetica, però, sembra avere un ruolo secondario rispetto ad altri fattori contestuali quali vivere in un ambiente in cui la musica è considerata un valore, l’essere esposti alla musica ed incoraggiati a suonare fin da bambini, essere rinforzati positivamente dal piacere dell’esibizione e dell’ascolto musicale, la possibilità di studiare in un ambiente adeguato per diverse ore al giorno ed avere accesso a studi di buona qualità.

 

BIBLIOGRAFIA:

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·         What does your musical instrument say about you: analyzing the influence of musical instruments on the big 5 personality traits – M. Waterman, D. Funder (2021)

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·         Message in a Ballad The Role of Music Preferences in Interpersonal Perception - P. J. Rentfrow, S. D. Gosling (2006)

·         From the functions of music to music preference – T. Schäfer, P. Sedlmeier (2009)

·         Sex-Types and Instrument Selection: The Effect of Gender Schemas on Fifth Graders’ Instrument Choices - Laura M. Wiedenfeld (2012)

·         Experimental evidence of the roles of music choice, social context, and listener personality in emotional reactions to music - S. LiljeströmP. N. Juslin, D. Västfjäll (2012)

·         Psicologia della musica e musicoterapia. Appunti per un dialogo - Gerardo Manarolo (2009)

·         Neuroscienze cognitive della musica. Il cervello musicale tra arte e scienza – Proverbio (2019)

·         The importance of music to adolescents – A. C. North 1D. J. HargreavesS. A. O'Neill (2000)

 

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