CINQUE INVITI
Il testo propone cinque massime secondo cui poter sia vivere meglio la propria vita, sia prepararsi ad affrontare la morte – dimensioni inevitabilmente interconnesse ed entrambe rappresentanti circostanze naturali dell’esistenza.

I punti da seguire individuati dall’autore sono:
· Accogli tutto, non respingere nulla. Ogni esperienza che facciamo nella vita quotidiana può essere fonte di arricchimento e insegnarci una qualche lezione importante, per questo è importante accogliere anche le emozioni che sembrano difficili da sopportare o stare in situazioni faticose
· Porta nell’esperienza tutto te stesso. In ogni circostanza che ci troviamo ad affrontare, riveste un ruolo fondamentale l’essere completamente presenti, autentici. Non possiamo aiutare a gestire la sofferenza dell’altro se non abbiamo provato noi stessi dolore, se non sappiamo cosa significa per noi.
· Non aspettare. Spesso, ci si ritrova a posticipare qualcosa che desideriamo al momento in cui saremo più pronti, più preparati, meno indaffarati. La verità è in molte circostanze si procrastina, in cerca dell’istante perfetto, che potrebbe non verificarsi mai. Abbiamo a disposizione un tempo limitato, irripetibile: viviamolo al pieno delle nostre possibilità, rendendoci conto dei nostri valori e delle nostre priorità.
· Impara a riposare nel pieno dell’attività. Nella maggior parte dei casi, abbiamo un’idea precisa di che cosa significhi riposo: un tempo in cui ci fermiamo da ogni attività per ristorarci. Si può però riposare anche semplicemente diventando consapevoli del momento presente, delle nostre sensazioni, di ciò che pensiamo e proviamo, senza fare nulla perché sia diverso.
· Coltiva la mente che non sa. Un approccio di apertura, curiosità, sorpresa e meraviglia permette di entrare a contatto con il mondo interno dell’altro e con ciò che ci accade, senza attaccamenti a particolari nozioni o risultati.
Nel corso della trattazione, viene posto il focus sulla perdita di una persona cara: tale evento accomuna tutti gli esseri umani ed è un processo che continua nel tempo, in particolare nei momenti in cui ci si rende conto del ruolo che la persona ricopriva.
Viene formulato un invito a passare attraverso le emozioni che la scomparsa ci provoca, ma considerando che la morte non mette fine alla relazione: nonostante l’assenza dell’altro, ciascuno di noi può portare con sé alcuni aspetti importanti del rapporto, facendoli diventare una propria parte interiore.
Altro tema importante sollevato dall’autore riguarda il rapporto che possiamo avere in relazione a persone che per diversi motivi si trovano in situazione di confusione mentale: l’identificazione con le nostre menti razionali rende paurosa l’idea di perdere in qualche modo il controllo e questo ci porta a prendere le distanze dalle persone confuse. Per comprendere il disorientamento altrui, può essere invece più utile ascoltare cosa si prova a perdersi, a non sapere che cosa stia succedendo, a non essere capaci di connetterci con gli altri: in questo modo, si arriverebbe a comprendere in maniera profonda il senso di isolamento di coloro i quali non riescono a capire e – forse – a rapportarsi a loro con maggiore empatia e calore umano.
Un testo affascinante che, attraverso le storie tratte dall’esperienza personale e in Hospice dell’autore, accompagna alla scoperta degli aspetti intimi dell’essere presenti nei momenti più delicati dell’esistenza e anche a riflettere sulla propria vita.