L’autore ci accompagna attraverso questo testo a riflettere su come viene vissuta la fotografia nella modernità e a quello che era un tempo.

L’avvento del digitale ha fatto sì che chiunque possa scattare delle fotografie attraverso la fotocamera dello smartphone o l’obiettivo di macchine fotografiche compatte: adesso la fotografia è alla portata di tutti e le foto che vengono scattate sono molte (potenzialmente un numero illimitato), in qualsiasi contesto, grazie al fatto che portiamo sempre con noi i dispositivi necessari per congelare un attimo. Un tempo, invece, scattare era un processo pianificato, lento e laborioso, caratterizzato da pazienza e lavoro per la posa perfetta, era necessario avere con sé tutto l’occorrente e si disponeva di un numero di scatti limitati per via della pellicola utilizzata per imprimere le immagini.

Anche ciò che si fotografa sembra aver subito un cambiamento: ora tutto ciò che viene visto e che interessa viene fotografato, si documentano vite, luoghi, oggetti, abitudini e cambiamenti, anche quelli non importanti. In tale maniera la fotografia quindi assolve un ruolo sociale, permettendo di condividere con altre persone la propria vita e ciò che ci riguarda. In tal senso, sembrano non esserci più le foto private: tutto viene condiviso e mostrato ad un pubblico di persone molto vasto attraverso internet e i social, in qualche modo perdendo il senso dell’intimità. In passato, venivano fotografati momenti importanti, selezionati in quanto associati a particolari circostanze e tenuti in album di famiglia, accessibili a una cerchia di persone ristretta e affettivamente vicina.  

Inoltre, attualmente si scatta vedendo già immediatamente il risultato di come la fotografia apparirà, senza che sia necessario aspettare del tempo prima di osservare la foto sviluppata su carta. In tal modo, non rischiano più di rovinarsi o di ingiallirsi, semplicemente diventano illeggibili per via di formati ormai obsoleti e spesso rimangono su un dispositivo fino a venire dimenticate. Ciò che conta non è l’immagine, ma piuttosto catturare il momento, trasformare la realtà in qualcosa di proprio, che finisce per diventare completamente diverso da quanto si è visto.

Rispetto a ciò che viene catturato, viene notato come attualmente si fotografi ciò che si fa, non quello che si è; poche persone ritraggono ciò che vedono, piuttosto mostrano una parte di se stessi. Un tempo esisteva solo la macchina fotografica per scattare foto a ciò che si vede; adesso, l’obiettivo più utilizzato sullo smarthpone è quello frontale: lo schermo del cellulare viene vissuto quindi come uno specchio, non come una finestra sul mondo. In tale contesto, guardare oltre, fuori, diventa più difficile perché ci soffermiamo solo su noi stessi, mettendoci al centro di tutto.

Un testo che va oltre l’apparenza, facendo un’analisi consapevole della esperienza moderna della fotografia, sempre più presente nelle nostre vite.