PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Questo libro è stato scritto dall’autrice con lo scopo di insegnare gli aspetti della relazione terapeutica che si applicano a tutte le tipologie di pazienti.
L’idea fondamentale che viene portata è che non esista un’unica modalità di trattamento, ma che questa dipenda e derivi da una conoscenza profonda del cliente e dei problemi di cui questo è portatore.

La terapia psicoanalitica viene definita in base alla presenza di diverse caratteristiche, che non sarebbero però esclusive dell’approccio psicodinamico ma che invece si possono riscontrare, in misura diversa, anche in trattamenti di diverso orientamento:

  • -      Focus sugli affetti e sull’espressione delle emozioni
  • -      Esplorazione della tendenza dei pazienti ad evitare certi argomenti o a comportarsi in modo da ostacolare il progresso terapeutico
  • -      Identificazione di schemi ripetitivi in azioni, pensieri, sentimenti e relazioni
  • -      Enfasi sulle esperienze del passato
  • -      Focus sulle dinamiche interpersonali
  • -      Attenzione alla relazione terapeutica
  • -      Esplorazione di desideri, sogni e fantasie

La distinzione secondo l’autrice, quindi, riguarda piuttosto l’assetto mentale del terapeuta che include la convinzione che conoscere se stessi comporti effetti positivi, che l’onestà sia centrale per la salute e che il miglior modo per praticare una terapia psicoanalitica consista nel sottoporsi proprio a questo tipo di terapia.

Vengono delineate alcune credenze e atteggiamenti comuni ai terapeuti che praticano la psicoterapia psicodinamica per favorire la conoscenza e la crescita delle persone:

  • Curiosità e meraviglia. La terapia si basa sul presupposto che la maggior parte dei nostri comportamenti, pensieri e sentimenti siano guidati da cause che non sono consapevoli e quindi ci sia un senso di stupore nello scoprire cosa si celi ad un livello più profondo di analisi; 
  • Complessità. Il conflitto e la contraddizione di idee e desideri nella nostra mente vengono considerati aspetti inevitabili dell’essere umano; inoltre, i comportamenti sono da attribuirsi a una pluralità di variabili individuali, sociali e ambientali in costante interazione tra loro;
  • Identificazione e empatia. Nelle varie teorie, viene posta enfasi sul percorso evolutivo, le vulnerabilità e i conflitti comuni nei quali tutti ci si può riconoscere e provare compassione verso un altro in quanto essere umano; 
  • Soggettività e sintonizzazione affettiva. La soggettività è concepita come promotrice di una comprensione più profonda dei processi degli individui, anche se non viene considerata priva di rischi. I terapeuti si affidano inoltre alle proprie reazioni emotive per comprendere il mondo interno dei pazienti;
  • Attaccamento. Il trattamento è un’occasione per facilitare un maturamento positivo che si compie in maniera naturale in un clima di sicurezza e onestà e che porta a compimento un processo arrestatosi nel corso dello sviluppo;
  • Fede. Fiducia viscerale in un processo, che viene sia chiesta al cliente rispetto alla terapia sia sentita dai terapeuti verso il percorso di crescita del paziente

Il focus si sposta sulla figura del terapeuta, rivolgendosi soprattutto a chi si trova nelle prime esperienze legate alla professione: viene trattato il tema di compiere errori, circostanza inevitabile e che non si associa a danni duraturi, se gli sbagli sono commessi senza intenzioni malefiche e vengono gestiti attraverso il supporto di sessioni di supervisione. Spesso non esistono risposte ideali, per questo nella maggior parte dei casi sforzarsi di comprendere il paziente assume un valore superiore rispetto al mostrarsi sempre convinti di sapere quale sia la cosa corretta da dire. Viene in ogni caso sottolineato come non esistano interventi corretti in generale, ma piuttosto come possano esserlo o meno per un individuo specifico.
Altro aspetto ritenuto fondamentale è che il terapeuta sia autentico e fedele a se stesso, mostrando una reale curiosità e un genuino interesse di essere di aiuto; inoltre, in quanto la relazione viene considerata il primo strumento di aiuto, è opportuno che chi intende lavorare come terapeuta si sottoponga ad una terapia personale sia per sviluppare una buona conoscenza di sé, dei propri processi interni e sentimenti più profondi sia per sperimentarsi nel ruolo di paziente, imparare a gestire efficacemente le proprie emozioni (aspetto applicabile anche nella relazione di cura come terapeuti) e verificare attraverso l’esperienza personale l’efficacia della psicoterapia.

Il lavoro con i pazienti si concentra principalmente sullo sviluppo di una relazione di ascolto e aiuto in cui questi possano sentirsi al sicuro nel condividere i propri problemi con linguaggio spontaneo, sincero, esprimendo emozioni e lavorando assieme al terapeuta in direzione di uno scopo condiviso. Particolare attenzione viene rivolta al transfert (fenomeno in cui il cliente rivive e sperimenta nella relazione con il terapeuta alcuni aspetti delle proprie figure di riferimento) come elemento che diviene utile per ottenere importanti informazioni sulle relazioni del cliente e le reazioni che tende a suscitare negli altri, oltre che i suoi bisogni non soddisfatti.

Vengono presentati alcuni dei dilemmi relativi al setting che i terapeuti si trovano ad affrontare più spesso (es. riservatezza, durata delle sedute, compenso, atteggiamento verso le cancellazioni, disponibilità del terapeuta) e forniti alcuni suggerimenti su come gestirli. Sono presentate anche delle riflessioni ed indicazioni rispetto a situazioni che possono accadere durante un percorso psicoterapeutico ma per cui non si viene addestrati durante il corso della formazione: gli incontri casuali con i clienti al di fuori dello studio, gli inviti da parte dei pazienti, gli attacchi alla professionalità, i regali, le richieste di fornire informazioni personali e i contatti fisici.

Esaminando i fattori che influenzano la relazione di cura, viene analizzato il ruolo dello stile terapeutico e ciò che lo influenza: esso sembra dipendere da più variabili, quali per esempio le caratteristiche di ciascun paziente (situazione in cui si trovano e conoscenza del loro funzionamento), la fase della terapia e la personalità del terapeuta (atteggiamento che sarebbe stato utile per sé da paziente e che rappresenta anche una normalizzazione e generalizzazione delle proprie dinamiche). Altri aspetti posti in evidenza sono il potere di cui si è investiti e che si esercita nel ruolo di terapeuta e l’amore: entrambi sono elementi fondamentali nella relazione e devono sempre essere messi al servizio del cliente, affinché anche questo ultimo impari ad esercitare il proprio potere e a sentire di essere degno di essere amato.

Sono presenti nel testo due casi clinici di cui vengono delineati gli elementi di storia personale e riportate riflessioni relative alle diverse fasi della terapia, comprendendo anche la conclusione e le considerazioni successive alla conclusione del trattamento.

In generale, le persone che intraprendono una psicoterapia imparano alcuni concetti che tendono ad essere comuni. Tra questi, primo tra tutti, è il fatto che parlare aiuta, in particolare se si tratta di tematiche di cui non si ha mai avuto occasione o possibilità di trattare in precedenza: tale circostanza permette ai pazienti di dare un nome alle emozioni che provano ed integrarle nella propria esperienza.
Altre nozioni che vengono approfondite sono quella dello sviluppo, in cui i problemi sono ricondotti a una mancata risoluzione di uno dei compiti previsti, e quella dello stress e del trauma, i quali costituiscono fattori in grado di aumentare la vulnerabilità degli individui e causare conseguenze negative sul loro funzionamento.
Effetto principale della terapia è aver esperito, e spesso trasferire ad altre relazioni, la disposizione a comunicare i propri bisogni più profondi e a stare in intimità; anche un senso di autostima solido è uno degli esiti più comuni della terapia: gli individui possono infatti arrivare a comprendersi e accettarsi per come sono, ponendosi degli standard realistici, sopportando le critiche e gioendo per i propri successi.

Sono delineati rischi e gratificazioni correlati al lavoro di psicoterapeuta: tra i primi si fa riferimento agli aspetti pratici del lavoro (sia come dipendente di un’organizzazione sia come libero professionista), la possibilità di esaurimento emotivo nell’accogliere i vissuti della gente, il senso di colpa dovuto al fatto di non riuscire ad ottenere risultati positivi o al fallimento, l’eventualità che ci si affezioni alla sensazione di sentirsi unici per qualcuno e il vissuto di perdita a conclusione dei vari percorsi o per la morte di un paziente; particolarmente gratificanti, invece, sembrano essere la possibilità di imparare continuamente delle cose su se stessi e sugli altri, il poter aiutare il prossimo, il maggiore senso di benessere rispetto al resto della popolazione e la possibilità di proseguire tale attività anche in età avanzata.

Infine, il testo pone l’attenzione verso il contesto di vita del terapeuta, che può avere delle importanti ricadute sul suo senso di autostima, competenza e stress percepito: è fondamentale che il clinico riposi e si svaghi per un tempo congruo, si prenda cura della propria salute, chieda un compenso che sia adeguato, svolga attività che permettano di esprimere ciò che è e che durante le sedute non è permesso mostrare; anche avere buone relazioni sociali permette al terapeuta di ottenere il sostegno di cui necessita e il soddisfacimento dei propri bisogni, mantenendo un approccio di onesta autenticità con i pazienti.