Tecnoliquidità

In questo testo, il professor Cantelmi descrive l’uomo e la società dopo l’avvento della rivoluzione digitale. L’uomo moderno, ossia l’uomo liquido, viene descritto come caratterizzato da narcisismo, velocità, ambiguità, ricerca di forti emozioni e bisogno di relazioni leggere.

Viene sottolineato in più momenti come la tecnomediazione delle relazioni abbia portato ad una nuova forma di rapporto con l’altro, ossia la connessione, e di come questo spesso porti ad una solitudine esistenziale dell’individuo.
In tale contesto, di particolare rilievo è il concetto di fluidità, ossia la condizione delle persone che si ritrovano prive di riferimenti stabili, svincolate da legami personali troppo durevoli, con la preoccupazione costante di diventare obsolete se non aggiornate sulle ultime tecnologie ed il peso di una continua ricostruzione dell’identità.
Le nuove generazioni sembrano infatti vedere sempre meno un punto di riferimento negli adulti e negli anziani, probabilmente perché questi ultimi sono rimasti arretrati sul versante tecnologico o perché incapaci di trasmettere le proprie esperienze e valori. In particolare, i genitori paiono aver rinunciato all’educare i figli attraverso il raccontarsi, limitandosi ad offrire loro una molteplicità di opzioni che però portano nella maggior parte dei casi a delle ulteriori sensazioni di smarrimento.

Non avendo dei riferimenti stabili, il modo più semplice di orientarsi per gli individui diventa di fare del proprio sé e delle proprie necessità una bussola: il soddisfacimento dei bisogni personali diventa il principale criterio di legittimazione delle proprie scelte ed azioni, quindi tutto viene usato e poi scartato quando non è più utile o risulta scomodo e questo riguarda sia le esperienze sia le relazioni interpersonali.

L’amicizia stessa ha subito dei mutamenti in quanto le relazioni virtuali sono basate su identità digitali, su avatar che non hanno necessariamente un legame con ciò che si è nella realtà ma ne sono solo delle copie o proiezioni parziali. Grazie all’annullamento delle dimensioni di spazio e tempo, infatti, ognuno può negare la propria storia personale ed inventare continuamente biografie nuove; inoltre, poiché vi è il timore di essere percepiti dall’altro in maniera diversa da come si vuole apparire, si cerca di mostrarsi in modo ambiguo e vago, rinunciando ad un incontro reale in favore di uno più leggero, fragile e pronto ad essere interrotto in qualsiasi momento.

L’era digitale, oltretutto, mediante l’aumento del coinvolgimento percettivo dovuto alle nuove tecnologie disponibili (3d, touch-screen, etc) ha aumentato l’immersione nel mondo virtuale comportando una diminuzione del contatto autentico con il mondo reale, cosa che spesso – assieme alla ricerca di sensazioni forti ed i videogiochi - ha permesso e giustificato la strumentalizzazione di cose e persone senza provare alcun sentimento negativo.

In aggiunta, è stato evidenziato come sempre più spesso si affidi alla memoria digitale il peso del ricordo delle informazioni, di cui spesso non resta alcuna traccia nel’anima; l’importanza delle cose non è più data da quanto viene ricordata, ma dal numero di condivisioni e di apprezzamenti ricevuti online.

Tutto questo sta portando alla perdita della capacità fermarsi e riflettere, assieme alla diminuzione della capacità di attendere e un aumento di stati di ansia.

In ogni caso vengono evidenziati anche aspetti positivi delle tecnologie, in quanto permettono sviluppare abilità visuo-spaziali, oltre che di incrementare le proprie conoscenze con le informazioni presenti in rete e di mantenere ed approfondire legami già instaurati nel reale (circa il 72% dei contatti in rete sembrerebbe infatti costituito da persone unite già in precedenza da un legame affettivo), che sembrano comunque avere un peso ed una rilevanza maggiori.

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