Fidarsi dei pazienti. Introduzione alla Control-Mastery Theory

Il testo fornisce una panoramica sulla Control Mastery Theory, ossia la teoria della padronanza e del controllo, secondo la quale le persone avrebbero una capacità di eseguire inconsciamente funzioni mentali superiori, di controllare la propria vita mentale e sarebbero altresì intrinsecamente motivate ad adattarsi alla realtà, a padroneggiare le difficoltà, a risolvere i loro problemi e ad elaborare i traumi, nonché a realizzarsi dal punto di vista personale e relazionale. Per poter esercitare al meglio tali capacità, gli individui avrebbero bisogno di sentirsi al sicuro, condizione che permetterebbe loro di diventare più coraggiosi e coinvolgersi maggiormente anche nel caso di una terapia, perseguendo i propri obiettivi sani ed affrontando i propri problemi.
Per ottenere una relazione che faccia sentire al sicuro, le persone, ed in particolar modo i pazienti, solitamente sembrano dare delle indicazioni su ciò di cui avrebbero bisogno e questo avverrebbe in particolare nelle primissime sedute, nei momenti per loro critici e quando sentono la necessità di apportare dei cambiamenti alla relazione in essere.
Il modo di rapportarsi al mondo proprio di ogni individuo deriva dalle credenze che ha sviluppato (prevalentemente durante il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza), le quali si formano dalle esperienze avute, dagli insegnamenti ricevuti e dall’esempio fornito dalle figure di riferimento.
Le credenze patogene, in particolare, rendono le persone motivate alla loro disconferma in quanto percepite come costrittive e causa di sofferenza; sono però difficili da neutralizzare perché molto spesso sono inconsce e derivanti dall’autorità attribuita alle figure di riferimento che le hanno generate, nonché sviluppate solitamente per non perdere la relazione con queste. Per ottenere la disconferma di una credenza patogena le persone mettono alla prova tali concezioni all’interno di relazioni emotivamente rilevanti, quando si sentono al sicuro, per comprendere se anche gli altri le condividono. 

I test che possono essere messi in atto sono di 3 principali tipi:
·         Test di transfert, durante i quali si tenta di vedere se l’altra persona reagisce ai tentativi di realizzare obiettivi sani in maniera simile a quanto messo in atto dal caregiver, sperando che non sia così
·         Test per mezzo del capovolgimento da passivo in attivo, in cui si tratta l’altra persona nello stesso modo esperito dalle figure di riferimento con la speranza che l’altro non ne venga traumatizzato oppure l’interazione avviene in maniera diametralmente opposta a quanto vissuto con la speranza che la reazione altrui sia positiva
·         Test osservativi, per mezzo dei quali la persona osserva un altro per cercare la prova che questo sia diverso dalle proprie figure di riferimento
Per identificare un test occorre prestare attenzione al comportamento, in particolare se questo sia esagerato o più illogico e autodistruttivo rispetto al consueto, ed alle reazioni che suscita, che sembrano essere più intense. Inoltre, un altro indicatore potrebbe essere costituito dalla spinta ad agire che potrebbe presentarsi.
Per comprendere invece se il test sia stato superato, occorrerebbe analizzare lo stato di ansia dell’altro e i suoi eventuali cambiamenti: se questo si mostra meno ansioso, più sereno e coraggioso, con minori inibizioni, probabilmente il test ha avuto esito positivo.

Anche in sogno, inoltre, le persone sembrerebbero continuare a riflettere sulle proprie preoccupazioni, in particolare quelle non ancora risolte per mezzo del pensiero cosciente o rispetto alle quali non è ancora stata elaborata una via di condotta: in sogno, pertanto, le persone cercherebbero di chiarire a se stesse quali siano i loro obiettivi e quali piani potrebbero mettere in atto.
Le fantasie, invece, sembrerebbero essere dei tentativi di adattarsi alla realtà e mettere alla prova dei piani per padroneggiare delle situazione vissute come problematiche. Le fantasie permetterebbero quindi agli individui di procurarsi il senso di sicurezza necessario ad impegnarsi nella realizzazione di obiettivi sani ed assumerebbero particolare rilevanza quando ci si ritiene  impotenti e nei casi in cui fare i conti con la realtà sarebbe più pericoloso che negarla.

Vengono presentate infine alcune riflessioni sulle terapie di gruppo e di coppia, in particolare di come i primi possano essere occasione di maggiori possibilità di mettere alla prova le proprie credenze (sia in maniera diretta mediante l’interazione con più individui sia in maniera indiretta attraverso l’osservazione dei comportamenti altrui) e di come nel caso delle seconde si debba prestare attenzione sia agli obiettivi dei singoli sia a quelli della coppia, evitando di schierarsi e mostrando piuttosto come si sia generata una determinata situazione nei casi in cui gli obiettivi delle persone coinvolte siano in contraddizione.

I terapeuti, pertanto, dovrebbero fornire ai pazienti un ambiente sicuro in cui possano testare le proprie credenze patogene e trovare le esperienze correttive che cercano.

In conclusione al testo viene fatto un confronto tra la CMT ed alcune teorie nel panorama della psicoterapia, in particolare per quanto concerne l’approccio ai sogni, il ruolo del terapeuta e del paziente e gli strumenti della terapia.

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